Se li chiamiamo contenuti accettiamo la loro sudditanza al contenitore.

E’ sbagliato e porta fuori strada.

La stessa parola “contenuti”, mette il contento stesso in secondo piano rispetto alla struttura che li deve contenere.

Deve invece avvenire il contrario.

Sono infatti le informazioni che devono determinare la forma che deve assumere l’architettura di una comunicazione e non viceversa. Su qualunque supporto, su qualunque piattaforma e su ogni mezzo. Altrimenti non stiamo comunicando. Non stiamo generando relazioni.

Le relazioni si creano con un proficuo scambio di informazioni, soprattutto in rete.

Perché le persone quando sono collegate non cercano “contenuti”. Le persone cercano informazioni.

Le persone interrogano la rete per una necessità informativa, una necessità informativa che può anche tradursi in un acquisto.

Tornando a noi, “comunicare” significa mettere in comune, condividere informazioni, esperienze, forme di sapere… L’informazione è la “forma” che assume il “sapere” una volta che viene registrata nella mente di una persona.

Informare significa infatti “mettere in forma”, dare una “forma nuova” al pensiero di qualcun altro.

È all’organizzazione delle priorità, alle opinioni delle persone che si mira quando si fa comunicazione. …e l’informazione è la base della comunicazione persuasiva. Sia che si tratti di comunicazione informativa, sia che si tratti di una proposta di vendita.

Questo perché nessuno, nessuno comunica senza l’intenzione di persuadere qualcun altro.

“nessuno comunica senza l’intenzione di di persuadere qualcun altro”

Foss’anche con il solo obiettivo di mantenere viva la comunicazione stessa.

Solo prendendo coscienza del ruolo dell’informazione, riusciremo a coinvolgere una buyer persona nella fruizione di un documento, di un testo, di un video, nella navigazione in un sito e-commerce, affinché la sua esperienza si traduca in un atteggiamento rinnovato, anzi, nuovo, e alla fine, se quello è l’obiettivo cercato, in un comportamento d’acquisto.

Solo con l’informazione riposizioneremo un brand, nella personale classifica di una buyer persona.

Informare è un atto creativo, perché genera un nuovo sapere e cambia l’opinione delle persone. Modifica il loro punto di vista, le loro preferenze, le loro più profonde convinzioni.

Non è affatto un caso che nel digital marketing si parli di “conversioni”.

La conversione infatti non è necessariamente un acquisto, la conversione è un cambiamento di prospettiva rispetto ad una determinata cosa, il cambiamento di un atteggiamento e di un’opinione.

Se per esempio pensiamo alla pipeline che parte da una necessità di business e arriva a una transazione commerciale, dovremo pensare alla forma che dovranno assumere i supporti e gli strumenti che dovremo mettere in campo in base alle informazioni necessarie per convertire la buyer persona lungo tutto il suo percorso di conversione. Tornando alla forma che deve assumere un contenuto, o meglio, un’informazione, non è possibile programmare nemmeno una landing page se non conosciamo ciò che deve contenere sul piano informativo.

Ma non solo, senza avere chiare le informazioni necessarie per generare conversioni, non è possibile neppure progettare la pipe-line di un piano marketing. O il “funnel”, per usare una parola tanto conosciuta.

Dove trovare le informazioni necessarie?

Questa domanda merita un approfondimento a sé stante, perché è la chiave di volta per ogni attività di marketing.

Per concludere, chiamare le informazioni contenuti, significa disconoscere il ruolo centrale che hanno nella comunicazione, nel marketing strategico o anche nella divulgazione didattica.
Pensare al contenuto come a un Re, non solo porta fuori strada. Porta alla costruzione di contenitori digitali fossili.

Se una testa deve essere coronata, non è quella del Re, ma quella della Regina, l’informazione.