Chat Gpt è davvero intelligente? Non lo è. Non lo è in alcun modo

La chiamano intelligenza artificiale generativa, per la sua predisposizione nel generare testi.

Il punto è che c’è un’abissale differenza tra generare e creare.

Queste intelligenze artificiali generative non sono autonome, per generare hanno bisogno di un’istruzione, la nostra. 

Basano ciò che fanno su calcoli probabilistici e hanno bisogno di ricevere una richiesta, un prompt, che è una specie di brief calato nella realtà digitale.

Ciò che ci restituiscono è di grandissimo aiuto, perché la risposta arriva subito. Ma sotto l’aspetto tecnico è più autonomo il navigatore che abbiamo in macchina, che si aggiorna da solo in base alle situazioni del traffico.

Le intelligenze artificiali generative possono consegnarci un riassunto, l’indice di una mappa mentale, espandere un concetto e tanto più sono precise le istruzioni, tanto più sarà accurata e utile la loro risposta.

Ma creare è un’altra cosa.

Creare ha a che vedere con il senso che bisogna dare alle cose. 

Ha a che vedere con le intenzioni e con gli obiettivi. E la generazione del senso è una prerogativa umana.

Senso e intenzioni dobbiamo averli noi a priori, in base ai nostri obiettivi strategici, altrimenti la macchina resta una macchina, come un libro con le pagine bianche.

O, parafrasando Jim Morrison, come un cane senza osso, o un attore senza copione.

Su questo ci viene in aiuto l’autore che più si è speso nelle analisi della generazione del senso all’interno di una struttura testuale, Algirdas Julien Greimas, che in tempi non sospetti già diceva: “non bisogna confondere la generazione del senso con la genesi di un testo, ossia con il percorso compiuto da un autore per produrre un testo”. 

E’ sempre valso per gli umani, e vale ancora di più per i robot, che potranno aiutarci nella gestione della struttura superficiale di un testo, ma non nella sua profondità e nel decidere il senso che questo testo dovrà avere che resterà sempre una prerogativa umana. 

Almeno per ora.